Chiesa di Santa Agnese in Agone

La chiesa di Santa Agnese in Agone, bellissima opera barocca, è posizionata a nord ovest del Campidoglio, considerando quest’ultimo come il centro di Roma.

Piazza Navona_20160717_0020 (Mclaude's Foto)

La chiesa di Santa Agnese si trova nella parte sud di Piazza Navona (stadio Domiziano) accanto a Palazzo Pamphili ed entrambe le costruzioni sono il frutto dell’opera di ristrutturazione della piazza voluta da Innocenzo X (1574 – 1655).

La costruzione originale sembra risalire all’incirca all’anno 305 d.C.

Fu costruita nel luogo dove la leggenda ci dice, fu martirizzata la giovane Agnese (290 – 305).

Si narra che, per preservare il voto di castità, Agnese rifiutò di cedere alle attenzioni del figlio del prefetto di Roma e quindi denunciata come cristiana.

Piazza Navona_20160717_0032 (Mclaude's Foto)

Statua di Sant’Agnese – (Mclaude’s Foto)

Denudata per essere stuprata i suoi capelli crebbero di colpo in modo miracoloso fino a ricoprirla agli occhi dei suoi aguzzini.

L’unico che provò ad approfittare di Lei cadde fulminato ai suoi piedi; gettata nel fuoco, questo si spense dopo le sue preghiere e fu così che venne trafitta da un colpo di spada alla gola.

Santa Agnese è la protettrice delle giovani donne.

imageL’attuale costruzione, che inizialmente fu affidata a Girolamo Rainaldi e al figlio, Carlo è il frutto del genio di Francesco Borromini (1599 – 1667) che ne prese la responsabilità solo in un secondo momento.

In realtà Borromini cambiò in modo considerevole, dal progetto iniziale dei Rainaldi, “solo” la facciata esterna della chiesa che rivide totalmente fino addirittura a ridefinirne l’ingresso, previsto in precedenza in via di Santa Maria dell’Anima.

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Sant’Agnese in Agone- (Mclaude’s Foto)

Allontanò le due torri campanarie guadagnando spazio e tra le geniali soluzioni adottate, si può notare la forma concava dell’ingresso che rende ancora più esaltante la vista della Cupola.

Un insieme di colonne cupole e colpi di genio.

All’interno, la chiesa si sviluppa su una pianta a croce greca i cui bracci corti si raccordano con un ottagono perimetrale voluto dal Borromini in cui si alternano cappelle e pilastri.

Alla sinistra dell’ingresso, troviamo la tomba della famiglia Pamphili dove riposa Innocenzo X, e, sopra l’ingresso, quasi nascosto, un busto a rappresentarlo.

Il busto del 1730, è opera di Giovan Battista Maini (1690 – 1752).

Il destino spesso irride anche gli audaci se per audace intendiamo un genio come lo era Borromini.

Alla morte di Innocenzo X, il nuovo Papa Alessandro VII, Fabio Chigi (1599 – 1667), che preferiva Bernini a Borromini destituì  l’architetto da quasi tutti i suoi incarichi.

Fu l’inizio della fine di Francesco Borromini che di lì a poco morì corroso fisicamente e psicologicamente dal peso di tale affronto.

Il progetto tornò quindi sotto la responsabilità di Carlo Rainaldi (1611 – 1691) il quale fu  richiamato a portare a termine i lavori apportando modifiche anche consistenti al progetto borrominiano.

Nel 1667 infine, Donna Olimpia Maidalchini (1591 – 1657) incaricò il Bernini dei lavori di finitura generale degli interni.

La cupola, adorna di stucchi dorati, è dipinta da Ciro Ferri (1634 – 1689) e dal Corbellini, (ma i tondi sono del Baciccio 1639 – 1709).

Gli altari sono adorni di grandi bassorilievi in marmo.

Sulla destra:

la Cappella: S Alessio, bassorilievo di Giovanni Francesco Rossi (1640 – 1677);

S. Agnese sul rogo, statua di Ercole Ferrata (1610 – 1686);

S. Emerenziana dello stesso Ferrata. Altar maggiore, di alabastro fiorito e di verde antico: S. Famiglia di Domenico Guidi (1625 – 1701); gli angeli del frontespizio sono del Maini.

Sulla sinistra:

la Cappella: S. Eustachio tra le belve, statua abbozzata da Cefa di Malta e finita dal Ferrata;

San Sebastiano: statua antica a cui Paolo Campi cambiò la testa convertendola in quella del santo; 

S. Cecilia, bassorilievo di Ercole Antonio Raggi (1624 – 1686).

Il reliquiario della chiesa, donato dal cardinal Rampolla, è situato in una stanza nascosta alla vista immediata dei fedeli.

Attigua alla navata centrale, al suo interno è presente la testa di Sant’Agnese, la reliquia che Pio X (1835 – 1914) regalò alla chiesa di Sant’Agnese nel 1908.

Fonti: Wikipedia; Diego Angeli – Le Chiese di Roma – Guida Storica e Artistica delle Basiliche, Chiese e Oratori della Città di Roma

Piazza Navona (Stadio di Domiziano)

Piazza Navona_20160717_0063 (Mclaude's Foto)Luogo di grande attrattiva per storia, tradizione e bellezza, Piazza Navona (Stadio di Domiziano), trova spazio tra i meravigliosi palazzi rinascimentali di età Barocca.

E’ senza alcun dubbio una delle più belle piazze della Città Eterna.

A Nord Ovest del centro storico, la piazza sembra enorme rispetto al luogo dove è situata che è fatto di vicoli e stradine che inaspettatamente si arrestano di fronte ad altri luoghi di enorme interesse.

Circo_agonalisPiazza Navona è quanto resta dell’antico Stadio Domiziano  (Circus Agonalis), costruito dall’omonimo imperatore per ospitare giochi di atletica e ginnici,  nell’anno 85 d.C.

Fu poi restaurato nel III secolo da Alessandro Severo.

Lo stadio, lungo 276 metri, largo 106 , poteva ospitare 30.000 spettatori.

Roma: Piazza NavonaCome si può vedere dalla cartina il lato corto a Nord è curvo e la piazza è ben 6 metri sopra l’originario livello  di quando fu costruita.

Questa peculiarità da modo d’immaginare la predisposizione all’allagamento.

Inverosimilmente alcuni libri riportano che la piazza, di forma concava, poteva essere allagata per disputare antiche rievocazioni di battaglie navali o Naumachie.

Nell’antica Roma con il termine naumachia, si intendeva uno spettacolo rappresentante una battaglia navale, il bacino, o in senso lato l’edificio in cui le rappresentazioni si tenevano.

Verosimilmente l’allagamento della piazza serviva ad alleviare ai cittadini la calura dei mesi estivi.

I giochi erano denominati “agones”, il cui significato indica feste, gare giovanili.

Piazza Navona_20160717_0084 (Mclaude's Foto)Da agones deriva il termine “agonismo” cioè di grande impegno) ed il toponimo della piazza deriva proprio da questo termine che divenne per corruzione da “agone” a “in agone”, e successivamente,  “innagone”, ed ancora, “navone” e quindi “Navona”.

Nel corso dei secoli l’antico stadio Domiziano subì trasformazioni, abbandoni e ristrutturazioni.

Fu quindi solo nel XV secolo che la piazza prese vita allorché vi fu istituito un mercato.

Divenne quindi luogo di scambio di merci, di incontro e di vita, pretesto per nuovi lavori strutturali come ad esempio la lastricazione pavimentale della piazza(1488), fino ad allora di terra battuta.

La piazza fu abbellita grazie alla donazione da parte di Gregorio XIII Boncompagni (1572-85) di tre fontane tra cui un abbeveratoio per gli animali che trasportavano le merci e che costantemente transitavano all’interno del mercato.

Ma solo nel 1630 che la Piazza ebbe il cambiamento che la trasformò in quella che è ancora oggi.

Innocenzo XFu l’allora cardinale Giovanni Battista Pamphili, poi divenuto papa nel 1644 con il nome di Innocenzo X  a dare lustro alla piazza.

Nei dieci anni del suo pontificato, Innocenzo X e la sua famiglia accumularono ingenti ricchezze grazie soprattutto alla famosa Donna Olimpia Maidalchini, cognata e consigliera del Papa.

Donna Olimpia è anche famosa perché bersaglio di irriverenti  “pasquinate”.

Così sono definite le poesie ferocemente  ironiche che il popolo o il poeta (ma potevano essere anche più di uno), provvidenzialmente sconosciuti all’autorità, affidavano alla voce della celebre statua parlante di Pasquino (la statua si trova ancora oggi appena dietro palazzo Pamphili),  tra cui quella relativa al nomignolo di Pimpaccia, affibbiato alla gran dama.

Donna_olimpia_maidalchiniIl soprannome sembra derivi da un gioco di parole prese dal nome Olimpia: in latino “Olim” = un tempo e “pia“=virtuosa, che il poeta trasformò in: “nunc” = adesso e “impianon virtuosa; in seguito nel dialetto romano definita “Pimpa” o“Pimpaccia”.

Tra le pasquinate in rima rimaste celebri sul suo conto, si ricorda la seguente:

“Chi dice donna, dice danno / chi dice femmina, dice malanno / chi dice Olimpia Maidalchina, dice danno malanno e rovina”.

  • Palazzo Pamphili

Molte furono le opere monumentali che Papa Innocenzo X diede a Roma.

Tra queste,  Palazzo Pamphili costruito per la propria famiglia, è quella sicuramente più strabiliante.

L’incarico di costruirlo fu dato a Girolamo Rainaldi.

Per dare il giusto lustro al Palazzo la sua realizzazione procedette di pari passo con la sistemazione della piazza e con l’innalzamento della chiesa di S. Agnese.

Piazza Navona_20160717_0015 (Mclaude's Foto)Palazzo Pamphili è un’opera architettonica di indicibile bellezza.

La sua facciata è costituita da paraste (la parasta è un elemento architettonico strutturale verticale o pilastro inglobato in una parete dalla quale sporge leggermente), arcate cieche e una balconata centrale.

All’interno di palazzo Pamphili troviamo sale affrescate da diversi artisti del XVII sec. come Pietro da Cortona, Agostino Tassi, Giacinto Brandi ed altri.

Si segnalano il Salone Palestrina, utilizzato per feste e concerti, e la splendida Galleria progettata dal Borromini e decorata da Pietro da Cortona con scene della vita di Enea.

Dal 1961 è la sede dell’ambasciata del Brasile.

  • La Fontana dei Fiumi

Anche la piazza, come detto, ebbe una stupefacente sistemazione.

Nel 1651, in piena età Barocca, Papa Innocenzo X diede incarico a Gian Lorenzo Bernini di costruire una fontana da porre al centro della stessa.

L’affidamento del lavoro di costruzione della fontana è legato anch’esso ad una legenda o storia popolare.

Si racconta che originariamente fu dato l’incarico a Borromini, che in quel periodo fruiva delle grazie papali e, soprattutto, di donna Olimpia.

Al contrario Gian Lorenzo Bernini non aveva dal pontefice e dalla gran Dama  gli stessi favori, ma non si diede per vinto alla manifesta parzialità e fece arrivare a donna Olimpia, una copia in argento della Fontana dei Fiumi da lui progettata.

Il Papa vide per caso il modellino, se ne innamorò e gli diede l’incarico.

Maldicenze dell’epoca (più o meno velate) asserirono che più che la bellezza dell’opera fu il dono in argento alla Pimpaccia  che determinò la scelta, ma questa è un’altra storia…

Piazza Navona_20160717_0020 (Mclaude's Foto)Inaugurata nel 1651, la Fontana dei Fiumi, è di forma ellittica a livello della pavimentazione stradale.

E’ sormontata da un grande gruppo marmoreo (o scoglio), sulla cui sommità si eleva un obelisco egizio (“Obelisco Agonale”), alto 16,54 m.

L’obelisco è  un’imitazione di epoca romana, rinvenuto nel 1647 nel circo di Massenzio sulla via Appia.

Voluto da Papa Innocenzo X che lo vide giacente a terra rotto in tre parti (le crepe sono ancora oggi visibili) durante una visita alle catacombe e alla chiesa di San Sebastiano fuori le mura.

La sistemazione dell’obelisco sul gruppo scultoreo centrale, era contrario a tutti i canoni architettonici dell’epoca.

Il monolite non avrebbe poggiato infatti su un gruppo centrale compatto, ma su una struttura cava, che lasciava cioè un vuoto al centro e sulla quale erano poggiati solo gli spigoli della base dell’obelisco

Piazza Navona_20160717_0033 (Mclaude's Foto)Il gruppo marmoreo sottostante l’obelisco, rappresenta i quattro grandi fiumi conosciuti in quell’epoca: il Gange, il Nilo, il Danubio ed il Rio della Plata.

Le sculture in marmo bianco sono le simboliche allegorie dei quattro principali fiumi della terra, ovvero i continenti allora conosciuti.

Sono rappresentati dai nudi di quattro giganti coricati su uno scoglio in travertino (opera di Giovan Maria Franchi) che fa da basamento oltre che alle statue anche all’obelisco e agli stemmi del pontefice  Innocenzo X.

Ogni statua è opera di un artista diverso.

il Nilo (Giacomo Antonio Fancelli),

il Gange (Claude Poussin),

il Danubio (Antonio Raggi)

il Rio della Plata (Francesco Baratta).

Piazza Navona_20160717_0049 (Mclaude's Foto)Altra legenda vuole che il gigante rappresentante il Rio della Plata, sia stato progettato dal Bernini in una posa che sembra esprimere ironicamente un gesto di protezione da un eventuale crollo della Chiesa di Sant’Agnese in Agone di cui il Borromini era autore e rivale.

In realtà tale legenda è priva di fondamento in quanto la Fontana dei Fiumi fu realizzata precedentemente alla chiesa del Borromini.

Piazza Navona_20160717_0032 (Mclaude's Foto)

D’altro canto sulla facciata della chiesa si Sant’Agnese (di cui parleremo più avanti) la raffigurazione della Santa è rappresentata con una mano sul petto che il popolo interpretò come simbolo di rassicurazione della stabilità della costruzione.

Piazza Navona_20160717_0045 (Mclaude's Foto)Altra curiosità è quella relativa alla statua che rappresenta il Nilo la quale ha il volto coperto a simboleggiare le origini sconosciute delle sorgenti.

L’opera contiene una simbologia ben definita che all’epoca diede grande lustro a Innocenzo X.

La simbologia evoca infatti il potere della Chiesa cristiana sui quattro angoli del globo allora conosciuto attraverso lo Spirito Santo (la colomba posta sulla sommità dell’obelisco, quest’ultimo, inoltre, a rappresentare il confine tra la terra e il cielo).

La fauna e la flora sono i simboli terreni  di altre specie terrestri create da un Dio che ama tutti, indistintamente.

Piazza Navona_20160717_0044 (Mclaude's Foto)Animali e piante esotiche sono da considerare lo specchio fedele delle scoperte avvenute nel Nuovo mondo e portate a conoscenza nel Vecchio nel corso dei passati due secoli.

Una delle tante caratteristiche del prospetto scultorio riguarda anche gli animali rappresentati (un leone e un cavallo) i quali sembrano attraversare una fessura aperta tra i massi dello scoglio di pietra alla base della fontana.

Secondo l’iscrizione voluta da Innocenzo X, il monumento intende magnificamente offrire: “Salubre amenità a chi passeggia, bevanda a chi ha sete, esca a chi medita”.

La fontana, con un ulteriore progetto affidato a G.L. Bernini, è alimentata da un condotto dell’Acqua Vergine proveniente da Fontana di Trevi  dove precedentemente  terminava.

Proseguendo il cammino da sud, verso la parte nord di Piazza Navona, sulla sinistra appena dopo Palazzo Pamphili, possiamo ammirare Sant’Agnese in Agone, ovvero, una delle opere architettoniche più altisonanti dell’epoca barocca (qui potete leggere l’articolo su di essa).

  • Le Fontane ai due estremi della piazza

Altre due fontane poste all’estremità nord e sud abbelliscono Piazza Navona:

La fontana del Moro, a sud sotto palazzo Pamphili e la Fontana del Nettuno a nord.

Furono realizzate negli anni settanta del sedicesimo secolo (pertanto precedentemente alla realizzazione della piazza di oggi) durante il regno pontificio di Gregorio XIII Boncompagni.

Entrambe sono opere dell’artista Jacopo della Porta.

Della Porta progettò le fontane a pianta mistilinea (un perimetro composto sia da curve che da segmenti) circondate da una cancellata in ferro e da gradini perimetrali in marmo .

Quasi un secolo dopo, in concomitanza con la realizzazione della fontana dei fiumi, Innocenzo X fece restaurare le fontane al Bernini per renderle più consone alla bellezza della piazza.

Bernini per prima cosa rimosse da entrambe sia la cancellata in ferro che gradini e ampliò le vasche costruendone altre di stessa forma.

  • La Fontana del Moro

Piazza Navona_20160717_0012 (Mclaude's Foto)

Rimasero dell’opera originaria di Jacopo della Porta, solo i quattro tritoni con bùccina (la bùccina è uno strumento musicale appartenente al gruppo degli ottoni) posti agli angoli della fontana.

NB: Nel 1874, contemporaneamente alla realizzazione definitiva della fontana settentrionale di piazza Navona, tutti i gruppi scultorei della fontana del Moro vennero rimossi, trasferiti e sostituiti da copie.

Solo in tempi recenti si è proceduto al loro restauro, ma gli originali sono stati utilizzati per altre fontane; i tritoni, in particolare, si trovano nella fontana del laghetto di Villa Borghese. (Fonte Wikipedia).

Bernini, in un primo momento, aggiunse al centro una grande Conchiglia (per questo fu detta dal popolo: “la lumaca”) e tre delfini, ma la soluzione non piacque al Papa.

Incontrò invece i favori del Papa la successiva opera di Giovanni Antonio Mari.

Lo scultore aggiunse alla fontana una figura maschile che avvinghiava un delfino (secondo i critici quest’ultimo  proporzionalmente troppo piccolo).

I tratti somatici della figura ricordano un uomo di colore ed ecco il motivo del nome della fontana.

In realtà la figura vuole rappresentare un tritone.

  • La Fontana del Nettuno

Piazza Navona_20160717_0068 (Mclaude's Foto)Le migliorie volute alla Fontana del Nettuno da Innocenzo X e apportate dal Bernini riguardarono in questo caso soltanto l’eliminazione della cancellata in ferro, degli scalini in marmo e l’ampliamento della vasca.

La Fontana del Nettuno (già “dei Calderari”, per la vicinanza del vicolo omonimo dove erano presenti diverse botteghe artigiane costruttrici di catini di rame).

Prese l’attuale nome “Fontana del Nettuno” soltanto alla fine del XIX secolo, dopo l’aggiunta di due gruppi scultorei:

  • “Le Nereidi con putti e cavalli marini” di Gregorio Zappalà
  • “Nettuno lotta contro una piovra” di Antonio della Bitta.

Tale aggiunta ornamentale, fu commissionata dopo un concorso pubblico indetto dal Comune di Roma nel 1873 e voluta per creare una consonanza stilistica con le altre due fontane già esistenti nella piazza.

Piazza Navona fu inaugurata il 23 giugno 1652 attraverso una geniale idea di Innocenzo X e di donna Olimpia.

Vennero chiuse gli scarichi delle fontane e così facendo resero possibile la tracimazione dell’acqua che ben presto allagò la piazza che non dimentichiamoci aveva una forma concava.

Il divertimento fu tale da divenire consuetudine fino a quando nel 1866 Pio X sospese i festeggiamenti.

La piazza fu lastricata nel 1870 con i sampietrini e resa a schiena d’asino con l’attuale marciapiede centrale rendendo quindi impossibile nuovi ludici allagamenti.

Oggi Piazza Navona è famosa per le piacevoli serate invernali a ridosso delle feste natalizie che culminano con la festa dell’Epifania.

Per i romani l’Epifania rappresenta il tradizionale arrivo della Befana portatrice di gioia (o carbone) per tutti i bambini.

Di certo tutti i romani hanno passato almeno un pomeriggio o una serata tra le bancarelle di giocattoli e dolci di Piazza Navona.

Fonti: wikipedia

Roma oggi

Urbe, Caput Mundi o Città Eterna… Roma è una città enorme e visitarla comporta un minimo di organizzazione.

Al contrario, senza organizzare il percorso più idoneo e tenendo conto del tempo che si ha a disposizione, si è destinati a perdere gran parte delle bellezze disponibili.

Roma - EstensioneRoma, oltre ad essere il capoluogo dell’omonima città metropolitana e della regione Lazio, è la Capitale della Repubblica Italiana.

Conta, all’ultimo censimento del luglio 2015, circa 2.860.000 abitanti.

La sua densità abitativa non è molto elevata in quanto il territorio comprende moltissime aree adibite a verde pubblico e la città inoltre si fonde con la campagna circostante che fa da perimetro verde all’area metropolitana.

E’ la città europea con la più alta concentrazione di aree verdi d’Europa. L’estensione del suo territorio è di 1.287,36 km2, è cioè grande, all’incirca, come la somma dell’estensione dei territori dei Comuni di: Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Cagliari. Dopo Istanbul, Ankara e Londra è la città più estesa d’Europa.

Contiene al suo interno lo Stato del Vaticano.

Nel discorso al Parlamento di Torino, Cavour asseriva:

Camillo_Benso_Cavour“Roma è la sola città d’Italia che non abbia memorie esclusivamente municipali; tutta la storia di Roma, dal tempo de’ Cesari al giorno d’oggi, è la storia di una città la cui importanza si estende infinitamente al di là del suo territorio; di una città cioè destinata ad essere la capitale di un grande Stato.”*

Le parole di Johann Wolfgang von Goethe:

“Roma è la capitale del mondo! In questo luogo si riallaccia l’intera storia del mondo, e io conto di essere nato una seconda volta, d’essere davvero risorto, il giorno in cui ho messo piede a Roma. Le sue bellezze mi hanno

Johann Wolfgang Goethe - Immagine tratta da: Viaggio in Italia

sollevato poco a poco fino alla loro altezza”.**

Roma ti appare in tutta la sua potente bellezza, ti avviluppa, e ti fa suo.

È pura bellezza estetica come Kant la definiva: intuitiva e disinteressata, senza scopo, universale ovvero riconosciuta da tutti e in alcuni casi, a causa della manifesta potenza, sublime.

La somma equilibrata delle architetture dei vari periodi storici e artistici che vanno dall’antica Roma passando per il medioevo, il rinascimento, l’età papale fino al risorgimento e alla contemporaneità, si sviluppano in un crescendo immenso di visioni armoniche infinite.

Partendo dall’antichità classica fino ad arrivare ai nostri giorni, re, imperatori e papi hanno reso Roma un museo a cielo aperto, un luogo di incontri per artisti, poeti letterati e filosofi, le menti tra le più ferventi nel mondo di ogni epoca si sono dati appuntamento a Roma.

Nell’era più contemporanea, produzioni filmiche hanno reso Roma la città del cinema il cui massimo splendore ha avuto luogo a cavallo degli anni 50/60 del 900.

E’ la città, forse l’unica, dove se cerchi una cosa e ti perdi ne trovi un’altra che non avevi neanche considerato.

La cultura di Roma parte dagli inizi della sua fondazione.

Il motto della città è SPQR, in latino Senatus Populus Que Romanus (il Senato e il Popolo romano), che nell’antichità indicava le due classi che erano a fondamento della società romana, quelle dei patrizi e dei plebei.***

Roma è la storia, e non potrebbe essere altrimenti dato che sono circa 27 i secoli trascorsi dalla sua nascita, (753 a.C.), secondo i calcoli del poeta e scrittore Marco Terenzio Varrone.

È da considerare inoltre che dei 27 secoli citati, in almeno 12, dal 753 a.C. alla caduta dell’impero romano d’occidente, avvenuta nel 476 d.C., Roma è stata l’emblema del potere e della supremazia militare oltre che culla dell’organizzazione civile e culturale del mondo occidentale.

Nell’età repubblicana i romani adottavano forme istituzionali atte a garantire i diritti e le opportunità dei diversi ceti del popolo. Forme istituzionali che si affidavano alla collegialità e alla elettività dei magistrati deputati a occupare i ruoli più alti del governo di Roma. Quindi, considerando e contestualizzando il periodo, siamo di fronte a forme istituzionale rasenti la perfezione. Molte delle soluzioni istituzionali adottate dalla civiltà romana sono ancora oggi utilizzate dalle più moderne democrazie mondiali.

Roma è fondatrice di quasi tutte le città europee ancora oggi esistenti.

Città che traggono un pezzo della loro storia da gesta e dalle opere architettoniche veicolate dai romani.

Gesta e opere che sono considerate dalle amministrazioni locali pezzi di rara bellezza conservati come unici e come ricordi di un antico passato.

Possiamo senz’altro affermare che Roma è stata fondatrice dell’Europa.

Fonti: *(Cavour, Discorso al Parlamento di Torino, 25 marzo 1861); **(Johann Wolfgang von Goethe – “Viaggio in Italia” (Italienische Reise, 1813-1817) La Feltrinelli editore; *** Claudio Rendina, Roma ieri, oggi e domani – Roma, Newton Compton Editori, 2007, ISBN 978-88-541-1025-0.

Colosseo (Anfiteatro Flavio)

Esistono centinaia di opere architettoniche che danno lustro alle civiltà di tutto il mondo, la Torre Eiffel, la Grande Muraglia, l’Empire States Building, il Partenone, solo per citarne alcune, ma la grandezza e la funzionalità dell’opera di cui andremo a parlare ora, non ha eguali.

Luogo di incontro del popolo romano, ludico contenitore di giochi e al contempo patibolo per trucide mattanze, è l’immagine rappresentativa dell’evoluzione e delle incongruenze dell’uomo nel mondo di ieri e di oggi.

Un’opera immensa presa quale esempio per le successive e a confronto per le precedenti.

Sorge ad est, dell’attuale sito archeologico dei Fori romani, è il più grande dei simboli riguardanti l’evoluzione delle capacità costruttivo/ingegneristica ed organizzativa di Roma e senza alcun dubbio della storia.

Simbolo della potenza straordinaria che Roma rappresentò nel corso dei primi secoli dell’era successiva all’avvento di Cristo.

È l’Anfiteatro Flavio (Amphitheatrum Flavium) ostentazione della potenza della Roma Imperiale costruito sotto la dinastia Flavia, da cui il nome.

Questo è quello che si evince dalle parole di Marziale:

«Taccia la barbara Menfi il prodigio delle piramidi, né il lavoro degli Assiri esalti più Babilonia; né siano celebrati gli effeminati Ioni per il tempio di Diana; l’altare dei molteplici corni faccia dimenticare Delo; né i Cari portino più alle stelle, con lodi sperticate, il Mausoleo proteso nel vuoto. Ogni opera cede dinanzi all’Anfiteatro dei Cesari, la fama parlerà ormai d’una sola opera al posto di tutte». 

(Marziale, Liber de spectaculis, 1-7-8)

L’anfiteatro Flavio è meglio conosciuto con il nome di Colosseo.

Due sono le motivazioni attribuite dagli storici al nome:

  1. la prima afferma che il nome fu attribuito in epoca medievale, per la grandezza fisica dell’opera;
  2. la seconda (forse meno attendibile), per la colossale statua in bronzo di Nerone (alto centoventi piedi, opera di Zenodoro).

img_0634Il Colosseo nasce come atto riparatore alle tiranniche decisioni prese dall’imperatore Nerone per la costruzione della Domus Aurea e come intervento atto a riportare favorevoli consensi alla nuova dinastia imperiale. Infatti la storia ci dice che il nome di Nerone fu eraso da tutti i siti che lo riportavano quale condanna ai suoi comportamenti tirannici che avevano determinato nel popolo una perdita di consensi verso l’impero.

Con la realizzazione dell’anfiteatro si determinò di fatto la distruzione delle opere già presenti antistanti la Domus Aurea edificate da Nerone, ad ostentazione del proprio potere, su terreni oggetto di espropri forzati tra i colli: Velia (antica altura posta tra Palatino e Esquilino e successivamente erasa), Oppio e Celio.

Storia della costruzione:

Nel 72 d.C. è l’imperatore Tito Vespasiano Flavio (Cesare Vespasiano Augusto), grazie ai bottini di guerra perpetrati con il saccheggio del Tempio di Gerusalemme (70 d. C.), iniziò la costruzione inaugurando i primi due anelli, il figlio Tito, nell’80 d.C. lo completò costruendo il terzo ed il quarto anello e il Velarium, la copertura a protezione degli spettatori e lo inaugurò; ulteriori modifiche saranno successivamente apportate durante il regno di Domiziano che completò l’opera con la costruzione della Cavea (gli spalti dove sedevano gli spettatori), l’inserimento dei fregi clipei (scudi decorativi in bronzo dorato) e altre opere a finire.

Il Colosseo è costruito in legno, mattoni, calcestruzzo (calcis structio: struttura a base di calce), ferro e travertino. Poggia su una piattabanda in travertino. I pilastri portanti sono formati da blocchi di travertino, collegati da perni, che poggiano su fondazioni di tufo. All’esterno è usato il travertino, come nella serie di anelli concentrici di sostegno alla cavea.

Le volte a crociera (tra le più antiche del mondo romano ed a cui si ispireranno le cattedrali gotiche) sono in opus caementicium ovvero calcestruzzo mescolato a leucitite (un minerale tipico di rocce magmatiche alcaline presenti nel Lazio). Un complesso sistema idrico consentiva la manutenzione dell’edificio e alimentava le fontane poste nella cavea per gli spettatori. Ci vollero otto anni per completare l’opera: cinque anni per i lavori in muratura e tre per i lavori di decorazione, come bassorilievi, sculture, applicazioni, tinteggiatura, incisioni e stucchi.

Il Colosseo era ed ancora è oggi un esempio di efficienza; le entrate erano ben settantaquattro, di queste, dodici erano riservate ai senatori; nei ranghi di alto prestigio i posti erano numerati, ma quello che lascia sbalorditi è il tempo impiegato per effettuare il deflusso degli spettatori che poteva svolgersi in circa 10 minuti considerando che secondo stime il Colosseo poteva raggiungere i 50.000 spettatori (neanche gli attuali stadi moderni hanno questa efficienza); ancora oggi il tempo impiegato è da record se lo confrontiamo e pensiamo alle nuove tecnologie e alle innovazioni ingegneristiche/architettoniche ed alla sicurezza.

L’anfiteatro Flavio, nasce come luogo dedito a giochi e spettacoli per il piacere del popolo romano attraverso rappresentazioni storiche di battaglie che esaltavano la grandezza di Roma e combattimenti tra gladiatori. Inizialmente venivano rappresentate anche battaglie navali, le naumachie, poi interrotte dopo le ultimazioni dei lavori da parte di Domiziano.

Le vicissitudini dovute a invasioni, intemperie, inettitudine dei governanti, saccheggi, terremoti, e Papi (che utilizzarono come cava di travertino il Colosseo per le loro opere) hanno devastato la struttura fisica del Colosseo (che ha comunque ricevuto delle ristrutturazioni profonde specie nel tardo 1800), ma hanno anche contribuito a rendere inalterabile la sua leggendaria maestosità e resistenza al tempo.

Colosseo visto da Via dei Fori Imperiali - Photo: Mclaude's Rome

Dal 1980 all’Anfiteatro Flavio è stato attribuito dall’UNESCO, come per altro tutto il centro storico di Roma, l’appellativo di patrimonio dell’umanità.

Dal 2007 il complesso, unico monumento europeo, è stato anche inserito fra le nuove sette meraviglie del mondo, a seguito di un concorso organizzato da New Open World Corporation (NOWC) a cui hanno partecipato tramite internet circa 100 milioni di persone rappresentanti di tutti i continenti.