Piazza Venezia

by | 13.Apr.2015 | Piazze di Roma

Eccoci qui al cospetto del monumento a Vittorio Emanuele II o semplicemente il Vittoriano o forse meglio conosciuto come l’Altare della Patria.

Vittoriano

            Il Vittoriano – Foto Mclaude’s Rome

Sorge adiacente al colle Campidoglio e si staglia su Piazza Venezia ben nota per altri più nefasti fatti di cui parleremo prossimamente. Il progetto del Vittoriano risale al 1882, quando il giovane architetto marchigiano Sacconi vinse il relativo concorso cui parteciparono in totale un centinaio di proposte. L’obiettivo era quello di creare un monumento che celebrasse il Padre della Patria Vittorio Emanuele II, morto 4 anni prima, e la stagione risorgimentale in genere.

 

Sacconi si ispirò a grandi monumenti classici come il tempio della Fortuna Primigenia a Palestrina e soprattutto l’altare di Zeus a Pergamo, che proprio in quegli anni veniva trasportato in Germania dove venne poi ricostruito da archeologi tedeschi a Berlino, nel Pergamon Museum. Per erigerlo fu necessario, fra il 1885 e il 1888, procedere a numerosi espropri e demolizioni nella zona adiacente il Campidoglio, effettuati grazie a un preciso programma stabilito dal Primo Ministro Agostino Depretis. Si procedette così alla demolizione di un vasto quartiere medioevale e furono abbattuti la Torre di Paolo III, il cavalcavia di collegamento con Palazzo Venezia (l’Arco di S. Marco), i tre chiostri del convento dell’Ara Coeli e tutta l’edilizia minore presente sulle pendici del colle.

Vittoriano picchetto d'onore

       L’altare della Patria – Foto Mclaude’s Rome

I lavori di scavo portarono alla luce l’insula dell’Ara Coeli, risalente al II secolo d.C., ancora oggi visibile sul lato sinistro del monumento; un tratto delle mura dei Re e dei resti di un mastodonte.

Nella politica di espropri venne deciso nel 1928 lo smantellamento della seicentesca Chiesa di Santa Rita, che sorgeva alle pendici della scalinata dell’Ara Coeli, ed il suo spostamento, dieci anni più tardi, nell’attuale posizione, nei pressi del Teatro di Marcello.

 In Francia il monumento è conosciuto come “la grande tarte” (”la grande torta“), per la sua somiglianza con una gigantesca torta nuziale decorata con panna e meringhe.

 Roma e i romani, con la loro semplicità e flemma o più appropriatamente con la loro proverbiale arguzia nell’esprimere il loro vero pensiero a volte auto-ironico, la conoscono e la identificano anche come la macchina da scrivere per la sua forma che somiglia in modo evidente ad una Olivetti  lettera 22.

 

 Fonti: Wikipedia; romabeniculturali.it; Lettera 22 at the MOMA; Roma Capitale